Il capoguerra Zurak ed i suoi ragatzi si erano sistemati ai bordi di un boschetto, al limitare della radura attraverso cui sarebbero dovuti passare quegli odiosi rekkie’a punta. Era tanta la voglia di menare le mani con qualcosa di vivo, dopo aver speso mesi a combattere con gli insulsi e noiosi nonmorti dell’ormai scomparso Lich, che la voce del passaggio di un contingente elfico aveva richiamato l’attenzione anche di alcuni grossi troll di fiume, stupidi oltre i loro normali standard … probabilmente a causa degli effetti della palude presso cui vive la tribù Rozzartiglio, come avevamo descritto nella puntata precedente. Tra le file dei pelleverde cominciava già a serpenteggiare il malumore, visto che ancora non si vedeva nessuno ed era pomeriggio inoltrato, quando la colonna di elfi dalle scintillanti tuniche bianche si fece largo tra l’erba alta. Appena la colonna fu di fronte allo schieramento orchesco, Zurak spronò i suoi alla carica con un feroce, e decisamente poco elegante, ruggito gutturale! A quel segnale, la massa verde si mosse in avanti come fosse un sol corpo … o quasi!
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Una partita da 10.000 punti piena di sorprese!
Uno degli scenari più divertenti di Warhammer Fantasy Battle è il giocare gigantesche battaglie tra più giocatori, con migliaia di punti in campo. Il vedere centinaia di miniature perfettamente reggimentate, pronte a sfidare impavidi eroi o potenti mostri è un’immagine meravigliosa vedersi dal vivo.
Il poter ricreare una versione nostrana della “Battaglia delle cinque armate” de “Lo Hobbit” è una sensazione realmente meravigliosa. Ricordo ancora con nostalgia i tempi in cui cominciai a giocare alla 5th edizione, circa 20 anni fa, quando con altri due miei amici mi scontravo quasi mensilmente in un 1 vs 1 vs 1, con Elfi Silvani, Orchetti & Goblin e Skaven a darsele di santa ragione. Quante risate!
Anche sul White Dwarf, rivista ufficiale della GW, all’epoca della quinta sono stati presentati almeno due Battle Report in cui si vedevano contrapposte due gigantesche armate, comandate da più generali. Qui in basso alcune foto riguardo uno di questi due BR, proveniente dal WD numero 181, del gennaio 1995.
Per rispolverare anche questo aspetto in tutta la sua pienezza, ho chiesto a Stefano, veterano di lungo corso di WHFB, di recapitarmi un battle report scritto di suo pugno, relativamente ad una gigantesca partita che ha giocato recentemente con alcuni amici. Come potrete leggere ed osservare, si è trattato effettivamente di un evento incredibile!
L’attacco alla Torre di Amokhep
All’interno della propria torre, Amokhep stava riposando al fine di recuperare le forze, dopo essere stato grandemente indebolito da Talioth, il mago elfo, presso le rovine di Ahkba. Era assorto nei propri pensieri, quando un Necroptero lo avvisò telepaticamente di una grossa colonna di elfi in marcia. Evidentemente quei maledetti orecchie a punta, così pregni della loro stupida magia celestiale, non avevano intenzione di lasciarlo alla sua amata nonvita e alle meditazioni sulle arti occulte.
Studiò velocemente un piano d’azione, e chiamò a sé il proprio assistente Dorian, uno stupido mago imperiale che era riuscito a corrompere alle forze necromantiche, per istruirlo sul da farsi: Dorian, con quello che rimaneva dei barcollanti scheletri, avrebbe contenuto il più possibile le forze elfiche fuori dalla torre, mentre lui, Amokhep, avrebbe tentato di completare un potente incantesimo per spazzare via gli attaccanti, riducendoli tutti in polvere in un sol colpo. Dorian, convinto dalle parole del proprio maestro, entusiasta scese le scale della torre per unirsi alle truppe nonmorte, ignaro che in realtà Amokhep voleva solo guadagnare tempo per completare un incantesimo di teletrasporto, al fine di evitare la propria distruzione, conscio di non poter contrastare i nemici che stavano arrivando. Riuscirà Dorian nella propria missione suicida, ignaro delle reali intenzioni di Amokhep?
La battaglia delle rovine di Ahkba
Lo scenario è Attacco sul Fianco del manuale di 5th Edizione. Almeno un terzo della forza elfica arriverà su un lato del tavolo al terzo turno, ma non potrà dichiarare cariche (potrà invece muovere e marciare). La partita dura 6 turni, e i punti vittoria si calcolano come se fosse una Battaglia Campale. Io comanderò i Nonmorti, mentre il mio amico Marco gli Elfi Alti.
La compagine elfica, comandata dal Principe Elthias, era distante dal deserto d’Arabia, eppure il caldo era comunque soffocante. Il piccolo torrente che passava vicino al zona degli scavi non riusciva ad elargire quella frescura tanto agognata, mentre il bosco che sorgeva nei pressi delle rovine non poteva sicuramente essere paragonato alle lussureggianti e fresche foreste di Ulthuan.
Se tutti gli elfi interiormente si dicevano già stanchi di questa avventura a nord d’Arabia, Elthias compreso, esteriormente mostravano un’impassibilità degna di un militare veterano, come l’addestramento elfico imponeva. C’era però chi, in quell’avventura, ci sguazzava beato, e cioè il mago di corte Talioth, giunto in tali terre dimenticate spinto dai propri studi.
Leggendo alcuni vecchi tomi ricevuti in dono da un amico umano, aveva avuto l’intuizione che proprio qui ci sarebbe dovuto essere un vecchio tempio elfico, che un tempo proteggeva un potente artefatto ormai perso nelle nebbie della storia. E quale gioia quando vide quelle rovine! Subito mise all’opera una ventina di soldati per dissotterrare pietre e altari, e dopo diversi giorni di lavoro, eccolo!, lo scettro! Lo scettro che nessuno credeva potesse ancora essere lì dopo tanti secoli! Lo stesso Tyron, Re degli Elfi di Ulthuan, quando permise a Talioth di compiere questa spedizione, ne era estremamente dubbioso. Ma, d’altra parte, Talioth era uno dei pupilli di Teclis, quindi …
Appena venne alla luce il prezioso artefatto, però, Talioth si accorse subito che qualcosa stava cambiando, che qualcosa di minaccioso stava giungendo. Immediatamente chiese ad Elthias di far giungere suo fratello Althion con tutti i cavalieri a disposizione, ora acquartierati nella baia in cui erano ormeggiate le navi elfiche. Nell’attesa, Talioth scrisse queste poche righe al suo maestro Teclis, sperando che non fossero le ultime della propria breve vita. Aveva da poco compiuto 764 anni: “Maestro, nuvole nere si stanno avvicinando all’accampamento elfico, e non è un buon segno. La strana reliquia riportata alla luce presso un’antica rovina elfica deve aver risvegliato l’interesse di qualche oscura presenza, bramosa di mettervi le mani sopra, chissà per quale malvagio disegno. Non sono sicuro di quello che potremo trovarci davanti, ma ho consigliato al nostro comandante, il nobile Elthias, di far chiamare rinforzi, e di farli arrivare in fretta. Speriamo suo fratello Althion possa giungere qui in tempo, perché l’aura di nonmorte che sta aleggiando sulle nostre teste è ormai palpabile”.

I luoghi del racconto
