All’interno della propria torre, Amokhep stava riposando al fine di recuperare le forze, dopo essere stato grandemente indebolito da Talioth, il mago elfo, presso le rovine di Ahkba. Era assorto nei propri pensieri, quando un Necroptero lo avvisò telepaticamente di una grossa colonna di elfi in marcia. Evidentemente quei maledetti orecchie a punta, così pregni della loro stupida magia celestiale, non avevano intenzione di lasciarlo alla sua amata nonvita e alle meditazioni sulle arti occulte.
Studiò velocemente un piano d’azione, e chiamò a sé il proprio assistente Dorian, uno stupido mago imperiale che era riuscito a corrompere alle forze necromantiche, per istruirlo sul da farsi: Dorian, con quello che rimaneva dei barcollanti scheletri, avrebbe contenuto il più possibile le forze elfiche fuori dalla torre, mentre lui, Amokhep, avrebbe tentato di completare un potente incantesimo per spazzare via gli attaccanti, riducendoli tutti in polvere in un sol colpo. Dorian, convinto dalle parole del proprio maestro, entusiasta scese le scale della torre per unirsi alle truppe nonmorte, ignaro che in realtà Amokhep voleva solo guadagnare tempo per completare un incantesimo di teletrasporto, al fine di evitare la propria distruzione, conscio di non poter contrastare i nemici che stavano arrivando. Riuscirà Dorian nella propria missione suicida, ignaro delle reali intenzioni di Amokhep?
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