Lo scenario è Attacco sul Fianco del manuale di 5th Edizione. Almeno un terzo della forza elfica arriverà su un lato del tavolo al terzo turno, ma non potrà dichiarare cariche (potrà invece muovere e marciare). La partita dura 6 turni, e i punti vittoria si calcolano come se fosse una Battaglia Campale. Io comanderò i Nonmorti, mentre il mio amico Marco gli Elfi Alti.
La compagine elfica, comandata dal Principe Elthias, era distante dal deserto d’Arabia, eppure il caldo era comunque soffocante. Il piccolo torrente che passava vicino al zona degli scavi non riusciva ad elargire quella frescura tanto agognata, mentre il bosco che sorgeva nei pressi delle rovine non poteva sicuramente essere paragonato alle lussureggianti e fresche foreste di Ulthuan.
Se tutti gli elfi interiormente si dicevano già stanchi di questa avventura a nord d’Arabia, Elthias compreso, esteriormente mostravano un’impassibilità degna di un militare veterano, come l’addestramento elfico imponeva. C’era però chi, in quell’avventura, ci sguazzava beato, e cioè il mago di corte Talioth, giunto in tali terre dimenticate spinto dai propri studi.
Leggendo alcuni vecchi tomi ricevuti in dono da un amico umano, aveva avuto l’intuizione che proprio qui ci sarebbe dovuto essere un vecchio tempio elfico, che un tempo proteggeva un potente artefatto ormai perso nelle nebbie della storia. E quale gioia quando vide quelle rovine! Subito mise all’opera una ventina di soldati per dissotterrare pietre e altari, e dopo diversi giorni di lavoro, eccolo!, lo scettro! Lo scettro che nessuno credeva potesse ancora essere lì dopo tanti secoli! Lo stesso Tyron, Re degli Elfi di Ulthuan, quando permise a Talioth di compiere questa spedizione, ne era estremamente dubbioso. Ma, d’altra parte, Talioth era uno dei pupilli di Teclis, quindi …
Appena venne alla luce il prezioso artefatto, però, Talioth si accorse subito che qualcosa stava cambiando, che qualcosa di minaccioso stava giungendo. Immediatamente chiese ad Elthias di far giungere suo fratello Althion con tutti i cavalieri a disposizione, ora acquartierati nella baia in cui erano ormeggiate le navi elfiche. Nell’attesa, Talioth scrisse queste poche righe al suo maestro Teclis, sperando che non fossero le ultime della propria breve vita. Aveva da poco compiuto 764 anni: “Maestro, nuvole nere si stanno avvicinando all’accampamento elfico, e non è un buon segno. La strana reliquia riportata alla luce presso un’antica rovina elfica deve aver risvegliato l’interesse di qualche oscura presenza, bramosa di mettervi le mani sopra, chissà per quale malvagio disegno. Non sono sicuro di quello che potremo trovarci davanti, ma ho consigliato al nostro comandante, il nobile Elthias, di far chiamare rinforzi, e di farli arrivare in fretta. Speriamo suo fratello Althion possa giungere qui in tempo, perché l’aura di nonmorte che sta aleggiando sulle nostre teste è ormai palpabile”.

I luoghi del racconto
